Storia di Tommasina

Il nostro poteva essere davvero un amor perfetto

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Storia di Tommasina - Michele Lepera - MLP-001
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  • stampa artistica
  • su carta EPSON Watercolor da 192 gr
  • nei formati 30x30 / 42x42

Piazza dell’Amor Perfetto

Nel cuore della vecchia Genova, tra via degli Orefici e vico delle Vigne, esiste una piazzetta grande come un fazzoletto. Per scoprire le origini del poetico nome della piazza bisogna risalire agli inizi del 1500, quando Genova si preparava ad accogliere con tutti gli onori Luigi XII, sovrano di Francia, deciso a visitare la Superba con il suo esercito. Tra i tanti ricevimenti organizzati dai nobili genovesi per rendergli omaggio, il re partecipò a un ballo dove incontrò lo sguardo di Tommasina, bellissima nobildonna – sposata con Luca Battista Spinola – con cui scoccò il colpo di fulmine.

Tommasina rimase dunque tra le mura del suo palazzo, nel centro storico della Superba, fiduciosa di rivedere presto l’amato, sino a quando non arrivò la notizia della sua tragica morte durante la battaglia di Cerignola: una notizia che si sarebbe rivelata poi falsa, ma che spezzò il cuore alla giovane, che trascorse settimane a consumarsi di dolore sino a morirne. E fu così che, secondo la leggenda, quando Luigi XII fece ritorno a Genova anni dopo, sapendo della morte dell’adorata Tommasina, decise di renderle omaggio recandosi nella piazza, e con fare nostalgico si rivolse alle finestre sospirando che «sarebbe potuto essere un amore perfetto».

L'artista

Michele Lepera

Michele Lepera

Michimind

Sono nato a Genova nel 1979 e da allora esploro il mondo – reale e immaginario – tramite il viaggio, il disegno, la scrittura, la fotografia e l’ascolto di suoni e silenzi.

Ho sempre vissuto con la testa tra le nuvole fin quando le contingenze mi hanno obbligato a tornare coi piedi per terra. Ho così deciso di farmela crescere in testa una nuvola (di riccioli) per sentirmi a casa.

Diplomato al Liceo Artistico, laureato in Grafica & Design, ho passato gran parte dei miei anni lavorativi da pendolare sui treni. Compagni occasionali e abituali di viaggio finivano puntualmente scarabocchiati sui miei taccuini, insieme ad alberi, paesaggi, pali dell’elettricità. Il tratto era spesso nervoso, insicuro, soggetto agli scossoni del convoglio e a quelli dell’umore. C’erano volte che sognavo di saltare giù dal treno, non tanto per evitare una giornata lavorativa, ma per immergermi in ciò che passava troppo veloce dal finestrino: il colore denso e sospeso di certe albe invernali appena oltre l’Appennino.

Cerco continuamente il valore della lentezza (non in senso temporale ma di quiete e presenza) e della contemplazione, nonostante dentro si agiti a ondate una fastidiosa ansia da Bianconiglio.

Dal 2006 lavoro come grafico e ho scelto l’illustrazione come strada per raggiungere i valori di cui sopra, perché disegnare è rallentare, fermarsi, guardare per lungo tempo dentro e fuori. C’è bisogno di spazio. Interiore.

Negli ultimi anni ho illustrato album musicali, progetti di crescita personale, blog e commissioni private, portando alcune delle mie opere in mostra presso gallerie d’arte e luoghi espositivi.

Pochi mesi fa ho scoperto di essere un mancino corretto da piccolo.

Ho smesso quindi di giudicare la mano destra e apprezzarne lo sforzo di tutti questi decenni, per poi lasciare tempo e spazio alla mano sinistra di riprendere la strada.

Ora disegnano spesso insieme come due buone compagne di viaggio: una abbozza le forme e le proporzioni, l’altra cura i dettagli e i volumi.

Per concludere, se qualcuno mi ponesse l’ingombrante domanda:
“Chi sei?”,
risponderei “Un pellegrino”
perché è dopo aver percorso la Spagna dai Pirenei alle coste della Galizia, di fronte all’Oceano, che la mia strada – mia e non quella di altri – si è palesata sotto i piedi.

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