Elli e Ser Branca Doria

E in corpo par vivo ancor di sopra

Il racconto

MG – Tu ’l dei saper, se tu vien pur mo giuso: 
elli è ser Branca Doria, e son più anni 
poscia passati ch’el fu sì racchiuso».                         

«Io credo», diss’io lui, «che tu m’inganni; 
ché Branca Doria non morì unquanche, 
e mangia e bee e dorme e veste panni».                   

«Nel fosso sù», diss’el, «de’ Malebranche, 
là dove bolle la tenace pece, 
non era ancora giunto Michel Zanche,                           

che questi lasciò il diavolo in sua vece 
nel corpo suo, ed un suo prossimano 
che ’l tradimento insieme con lui fece.                        

Ma distendi oggimai in qua la mano; 
aprimi li occhi». E io non gliel’apersi; 
e cortesia fu lui esser villano.     

 

Fra – Ahi Genovesi, uomini diversi 
d’ogne costume e pien d’ogne magagna, 
perché non siete voi del mondo spersi?     

 

Così continuavi, caro il mio ingegnoso Divin Poeta… Si, son’io, ser Branca Doria.

 

 

Chissà quale espressione ti si dipingerebbe ora sul viso, a trovarmi innanzi lontano dalla tua verità di carta. Con l’inchiostro della tua fantasia mi hai precipitato all’inferno quando ancora, come declamasti tu, “mangiavo e bevevo e dormivo e vestivo panni” come qualsiasi altro ancor vivo. All’Inferno mi destinasti, dove ognun teme l’eterne fiamme… Ma troppo insipido, quasi infantile, ti deve esser sembrato quel modo di punirmi per il tuo rancore nei miei confronti (quello sì, che ti bruciava). “Il ghiaccio!” risolvesti alfine per la tua pagina muta, confondendo un puerile sberleffo per una scintilla divina del tuo intelletto. E allora sia non l’insopportabile calore per l’Eterno Tormento, bensì infamante gelo. Tanto a te poi piacque che perfin Lucifero lo condannasti a tal supplizio. Ma la tua vendetta di carta non era ancor perfetta. Ti avrebbero chiesto, tu ti chiedevi, conto del tuo canto: che tu m’inganni / Branca Doria non morì unquanche / e mangia e bee e dorme e veste panni. Ah, quanto il bene può generare il male quando s’addobba con un nobile fine. Decidesti come sempre di piegar la tua Commedia non già al voler del tuo Dio, ma di te stesso. E perorando la causa tua, affermasti nero sul tuo bianco che sì, vivo apparivo, ma nell’istante esatto in cui compii il mio brutale misfatto la mia anima già si precipitò all’inferno dove presi il posto di un diavolo che tosto qui salì in questi luoghi in vece mia…

 

…In questi luoghi che anche tu hai ben conosciuto. Ma allora perché non l’hai raccontata tutta, con il tuo proverbiale coraggio, Sommo Poeta? Ti schiaffeggiai davanti all’imperatore, qui a casa mia, nel palazzo che ancor oggi s’affaccia alla piazza di san Matteo il pubblicano. Dicono che no, furon forse dei miei prezzolati sgherri a tenderti un agguato per caricarti di percosse e fartela pagare come meritavi. Proprio qui, fra questi caruggi. Leggende, dici? Gioco con le parole come fai tu, Eccelso Poeta… Resta il disprezzo reciproco, tu pieno di idee, io di fatti.

 

Ma di una cosa ti do atto. L’avermi posto ancor prima di morire fra i dannati mi fa ancor oggi scontar l’eterna pena qui fra i vivi… Il mio nome insanguinato, ogni volta come oggi ripetuto, fa rimbombare una eco infernale che strazia l’anima mia per non essere, finalmente, dimenticato.

 

MG – e in corpo par vivo ancor di sopra.      

La storia

Nel corso di un soggiorno nella nostra città, il Sommo Poeta Dante Alighieri fu vittima di un episodio violento da parte di un nostro inquietante concittadino, Branca Doria. Costui è un personaggio presente nell’Inferno nonostante il fatto che Branca Doria fosse ancora vivo all’epoca della scrittura della celebre opera. Come fu possibile? Sentiamo la sua versione dei fatti…

L'illustrazione
di Sandro Ghini​

Tecnica: Pittura digitale

Sandro ha interpretato il racconto di Francesco Nardi partendo da un assunto…

Ho voluto pensare che in fondo Dante potesse aver avuto ragione sul nostro protagonista. In effetti Branca Doria fu senza scrupoli e il suo crimine efferato e cruento. 

Assassinò il suocero Michele Zanche (non che anche lui fosse uno stinco di santo ad onor del vero) ad un banchetto organizzato in suo onore per ereditarne ufficialmente titoli e possedimenti.

Dante lo pose ancor vivo nel IX cerchio, più precisamente nella Tolomea, dove espiano le loro colpe i traditori degli ospiti. Il supplizio a cui è condannato lo vuole disteso supino in un lago ghiacciato. Le lacrime che sgorgano dai suoi occhi non riescono a scorrere e si ghiacciano sotto le palpebre portandogli un grande dolore. 
Al posto della sua anima fu mandato un demone a tenere in vita il corpo di Branca Doria.

Mi sono immaginato un confronto tra gli occhi del demone, di sopra, e Branca Doria, all’inferno, che forse in un attimo di pentimento ricorda casa sua e la sua piazza San Matteo.

Elli è Ser Branca Doria - Sandro Ghini
Elli è Ser Branca Doria, illustrata da Sandro Ghini

L'artista

Sandro Ghini

Sandro Ghini

Serial learner

Mi definisco un “serial learner”. Ho sposato a pieno la filosofia dell’impara l’arte e mettila da parte.

Da 15 anni lavoro nel mondo della comunicazione digitale e da 20 studio e testo tecniche artistiche.

Cerco di mettere a disposizione dei miei clienti e di vari progetti imprenditoriali quanto imparo.

Autodidatta per vocazione ho sempre sperimentato e scoperto nuove tecniche guidato dall’entusiasmo e dalla curiosità. Essermi innamorato dell’aerografo e aver seguito un corso intensivo con il maestro iper realista americano Dru Blair, mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti artistici sia sotto l’aspetto tecnico pittorico, sia per la varietà di materiali su cui avrei potuto operare, facendomi maturare la convinzione che il supporto  sia parte integrante del dipinto.   Sono nate opere su oggetti e materiali più diversi come ardesia, legno, vetro, specchi e neoprene.

P.s. La professione da consulente di comunicazione digitale non si è mai fermata.

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