Domenica al molo

Delle donne vestite di giallo

di Maria Grazia Tirasso, 2015

Il racconto

Sì, questo sestiere del Molo non è cosa da frequentarsi a cuor leggero e senza servitori appresso… Insomma, non sarò certo io a dover ricordare  a queste belle dame e gentili cavalieri come nelle città di mare vi sia offerta sostanziosa di quella merce che al solo pensiero s’arrossano le guance… il mestiere più vecchio del mondo, taluni dicono. Ah che vergogna, una città tanto urbana, tanto ricca di denari e di arte e così riservata … che vi debba ancor oggi  esser un tale motivo di scandalo!

Be’ per dire il vero, certe… signorine non stanno proprio alla luce del sole… e mancomale! Sarebbe assai di vergogna per ogni donna timorata di Dio! Nonono, esse stanno in quelle case ch’io credo si dican proprio “chiuse” perché la vergogna resti lì, celata agli occhi delle persone oneste come noi.

E sì perché in quelle “case”  ci si “lavora” di giorno, non di notte, a meno di pagare un importo di 6 o 16 denari, e anche loro le donne debbono pagare una tassa supplettiva di cui naturalmente la Repubblica si tiene il debito guiderdone e ne fa anche buon uso. Sarebbe bella che l’onesti lavoratori pagassero le tasse e quelle donne no! Le pagano eccome, a scadenza e puntuali, sissignore!   Assai tempo addietro esse non potevano uscir  che di sabato, tranne nel caso in cui fossero gravemente malate,  s’intende… poi fu concesso loro di andare persino in chiesa, a condizione che si ritirassero prima delle Messa solenne della quinta ora. Be’… è cosa giusta dare occasione di redenzione a chi pecca – no?… purché vi sia rispetto delle genti oneste e timorate di Dio!

Oh sì, ancor oggi li rappresentanti della legge ci sono garanti che elle non profferiscano contumelie od ingiurie o – non voglia iddio – bestemmie,  né tantomeno possano attaccar brighe o risse, pel che saggiamente si vietano l’armi.  E qui in questa zona vi è di che dire… la storia è che nell’ anno del Signore 1550 sua eccellenza il Doge, persona stimabilissima,  approvò la proposta di demolire  le case della vergogna a Montealbano per creare  una nuova zona residenziale più a valle, ma non durò molto per nostra fortuna! sarebbe stata assai vergogna aver casa vicino a Strada Nuova ed esser così vicini al peccato.  Adesso pare che molte delle “case” siano proprio qui, nella zona del Molo. Ora, voi direte, che ci fa una signora come me in queste bande? O bella, son venuta alla messa qui in S Marco! E come faccio a saper tutte queste cose? O bella e più bella di quell’altra! ma perché il mio signor marito, iddio l’abbia in gloria, era un alto funzionario della Repubblica, proprio così, incaricato di gestir denari provenienti da tasse e balzelli.

Oh, uomo di giustizia, di alta levatura morale che non esitava a dare quando ve ne fosse necessità… e anche a prendere, s’intende, quando era suo dovere farlo!  Ma sempre con riguardo, e mai ebbe che dire mai un gesto o una parola men che rispettosa verso quelle peccatrici…. E mai che ne profittasse! E dire che ve n’erano di quelle scialbe che pretendevano pagare la tassa… in natura, svergognate!

Lui no, grande levatura morale la sua, tutte lo ricordano ancora con benevolenza… ma adesso vi ho da lasciare. Devo ancora passare a far visita a certe amiche che hanno casa da queste parti, poi devo recarmi dalla modista a chieder conto di un errore davvero grossolano. Ne dirò brevemente… mi recapitano a casa l’abito nuovo che mi ho fatto fare per la prossima villeggiatura, avevo scelto una bel broccato leggero color  pesca e che cosa mi trovo? un abito giallo come il limone! E di foggia strana assai… non di quelli a la maniera delle donne genovesi! E che son forse io donna da vestir di giallo?! Non v’è di rispetto… no davvero! cosa direbbe il mio povero Gian Andrea, il Signore l’abbia sempre in gloria! Non ha mai sofferto di vedermi vestita di giallo, mai! Ma deve trattarsi di un errore…

La storia

Siamo attorno al 1570 nella zona del Molo: una signora borghese racconta la vita del quartiere che si intreccia con la sua vita. Ah è importante sapere che il giallo era il colore che distingueva negli abiti le donne… di malaffare!

L'illustrazione
di Luca Stauder

Tecnica: Illustrazione digitale

L’illustrazione ha avuto un periodo di gestazione lungo ed alla fine è venuta fuori come una caccia al tesoro.

Ho fatto un po’ di ricerca, per capire cosa sia rimasto dei luoghi descritti nel racconto, mi sono recato sul posto ed ho fotografato.

Mi riecheggiava in testa quel “timorata”, “timorate di Dio” e così sono andato a visitare la chiesa di San Marco, di cui non conoscevo nulla e che sembra come volersi nascondere incastonata tra mura ed edifici.

La figura femminile è tratta da un elemento scultoreo presente nella chiesa, come a indicare lo scandalo che l’argomento provoca nella protagonista.

Il colore giallo non poteva che essere protagonista, sovrastando la sinuosità dello sfondo che come tessuti corre dietro a un soggetto sospeso tra il sacro e il profano.

Domenica al molo - Luca Stauder
Storia di Tommasina, illustrata da Michele Lepera

L'artista

Luca Stauder

Luca Stauder

Non è "di Design", è progettato

Classe 1976 ho passato la mia infanzia coltivando la passione per i lego e le costruzioni in genere, sviluppando la curiosità su perché e come funzionassero le cose. Smontaggio e rimontaggio di qualsiasi oggetto muniti di viti era un gioco infinito. Le capacità nel disegno non mi sono mai mancate, sin da quando all’asilo esordii disegnando sassi…

Parallelamente ho sempre avuto un’innata passione per l’analisi del prodotto. Materiale informativo, cataloghi, depliant e tutto ciò che era cartaceo (erano ancora i tempi del 386, 486, Pentium…) venivano divorati, letti e riletti, studiati per poi sfidare a duello il commerciante di turno. Ho collezionato cataloghi e cataloghi dei marchi preferiti…

La mia carriera scolastica brillante (ma non troppo), si è dipanata tra liceo Scientifico, Ingegneria meccanica per poi laurearmi in Disegno Industriale a Genova. Certamente la cosa più interessante degli studi è stato lo stage conclusivo, che ho avuto la fortuna di svolgere presso la davide groppi di Piacenza. Qui ho imparato lo stretto legame tra strumenti produttivi, progettazione e filosofia del prodotto. Una gran bella esperienza che mi ha portato anche a vedere realizzato un mio progetto: la lampada Sushi.

A Genova ho poi perseguito la strada del visual design, prima in società e poi da libero professionista. Sono ormai 15 anni che lavoro nel settore della grafica, creatività ed esperienza sono ormai in buon equilibrio tra loro.

Ho collaborato e collaboro con Aba Comunicazione di Genova, CPL di Savona, Studio Quattro Informatica di Genova, Il Secolo XIX e molti altri. Da circa 5 anni lavoro a stretto contatto con Sandro Ghini, di cui condivido temperamento, serietà e ormai anche una bella amicizia.

Tutto questo non tanto per raccontare i fatti miei, ma piuttosto per dire che quello che faccio deriva da aspetti della mia persona che ho coltivato crescendo e che mi appartengono nel profondo.

Il lato più artistico lo lascio ai ritaglio di tempo, insieme ai progetti che con Sandro abbiamo intrapreso guardando con amore alla nostra città. Progetti che mi permettono di dire qualcosa di mio, comunicare quello che sono.

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